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La notizia dell’attacco al Charlie Hebdo ci è arrivata appena entrati in Nepal. I media riportano che i due fratelli responsabili dell’azione abbiano agito al grido di “Allah è grande!”. Come prevedibile, sui social network è partita l’ondata di commenti di ogni tipo.

Charlie Hebdo e il pollaio digitale

Il vero must, ovviamente, è la difesa della libertà di opinione, d’espressione e di stampa anche da parte di chi non si è mai interessato di queste cose. Alla grande va anche la corrente che vuole fuori dall’Europa tutta ‘sta feccia puzzona e barbuta arrivata con i barconi. E lo fa anche chi l’Europa non la vuole, insieme alla sua moneta. C’è anche chi, seppur indignato, si sofferma sul fatto che forse le vittime, almeno vignettisti e direttore, se la sono andata a cercare. Insomma il solito pollaio di buonisti, xenofobi, eruditi, ignoranti, filocattolici, filoislamici, libertini, censori che fanno una gran caciara di cui tra due giorni nessuno ricorderà nulla, affermando quasi tutti esattamente il contrario di quanto detto in questi giorni.

Dovrei finire di scrivere dell’India, ma mi prude di dire qui cosa penso in merito ai fatti di Parigi perché ancora fresco di paesi islamici la cui popolazione è ritenuta feccia dal resto del mondo. Perché siamo appena usciti da un paese che abbiamo quasi odiato, l’India, e che nell’immaginario di tutti è pieno di gente fantastica (Eh…. Bollywood funziona). E poi perché questo è il salotto della mia casa digitale (l’unica che ho al momento) e posso dire il cazzo che mi pare.

Di Fedi, Tolleranza e Rispetto. Una premessa necessaria

Sono sempre stato un gran bestemmiatore, di quelli creativi che mescolano santi inesistenti a bambinuzzi crocifissi e santissime trinità. Non perché creda a quanto professato dalla chiesa cattolica, ma per il semplice effetto liberatorio che si prova nel dire qualcosa di proibito nei momenti di tensione emotiva. Mi ritenevo una persona rispettosa delle idee altrui, ma quando, sette anni fa, venne a lavorare a Studio una ex collega di università, cattolica praticante, dovetti ricredermi. Dopo pochi giorni di sopportazione Claudia mi chiese abbastanza infastidita di smetterla “con questo turpiloquio”. Mi incazzai appellandomi al mio diritto di imprecare e non credere, lei si appellò al suo diritto di credere e non essere offesa. Discutemmo, per un po’ ci siamo stati sul cazzo. Ma, abbastanza rapidamente, capii che per lei era un’offesa profonda. E mi sforzai, riuscendoci, di non proferire turpiloqui in sua presenza. Claudia, di conseguenza, si sforzava di ascoltare senza commentare le bestemmie che proferivo nelle situazioni limite, tipo il plotter che s’inchiodava con otto tavole da stampare un’ora prima che il Capo partisse per il Qatar o cose così. Ci siamo capiti, ci siamo tollerati.Diverse volte abbiamo discusso, anche animatamente, di questioni etiche e le divergenze erano spesso dettate dalla sua Fede e dalla mia non-Fede. Ed era inevitabile. Tante volte ci siamo trovati d’accordo, andando oltre la sua Fede e la mia non-Fede.

Pur essendo inevitabilmente permeato di pensiero cattolico, non sono credente. Ritengo di avere per questo una posizione privilegiata: non ho la presunzione di credere che un essere supremo, in grado di creare tutto l’universo, abbia tempo da perdere con le mie suppliche per cazzate terrene, preferendo me a qualcun altro. Non ho però neanche la presunzione dell’ateo, sicuro di una non-esistenza dell’essere supremo che non può dimostrare. Non credo a Mohammed, a cui Allah dettò il Corano direttamente nel cuore, ordinandogli di diffondere la versione definitiva delle Sacre Scritture degli ebrei, a suo dire inesatte. Non credo agli ottanta milioni di divinità della religione Indù, antica di quattromila e più anni. Buddha non mi interessa, ma mi sta simpatico come tutti quelli citati prima. Perché mi stanno tutti simpatici? perché tutte le religioni più diffuse al mondo parlano di pace e amore verso il prossimo, e nnon potrebbe essere altrimenti. E mi state simpatici anche tutti voi, cristiani di ogni confessione, islamici delle varie correnti, buddisti, induisti.

Mi state tutti simpatici perché le vostre Fedi altro non sono che le vostre culture di appartenenza: il racconto del nonno, il catechismo o la moschea con gli amichetti da bambino, i matrimoni degli amici, i funerali dei parenti, la linea di pensiero con cui giudicare voi stessi e chi vi sta intorno. Sono le unioni, le corna, i divorzi, i figli che crescono e vanno educati, la dignità e il rispetto per come ve li hanno insegnati. E mi fate pure invidia certe volte, cazzarola, per la fede che avete in qualcuno che dall’alto veglia su di voi e vi protegge. Altre volte vi invidio meno: quando pensate di poter giudicare la vita di una persona che neanche conoscete, quando ripetete a cantilena le stesse frasi inculcatevi da bambini, senza saper spiegare cosa dicano. Ma soprattutto quando pensate di essere più aperti ed evoluti o più giusti di altri che, come voi, credono in un Dio. E ci rimango veramente male quando vi fate abbindolare in nome di questo Dio da chi comanda e vi impone un’opinione. E assai assai ancora di più quando, accecati dal confronto con gli altri, non riuscite a fare due più due per vedere cose che sono palesi.

L’attacco al Charlie Hebdo è davvero una ritorsione per qualche disegno di cattivo gusto?

Le vignette di Charlie Hebdo erano e saranno sempre pesanti, al limite del cattivo gusto. Molti musulmani si saranno anche offesi trovandosele davanti. Così come si saranno offesi i cattolici , informati dai media della pesante copertina con un trenino gay tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Se per attaccare le milizie fondamentaliste denigrano l’immagine del Profeta, per andare contro un vescovo e il suo tentativo di influenzare una proposta di legge sui matrimoni gay usano il dogma fondamentale del Cristianesimo. Insomma, per colpire un soggetto politico usano far leva sul concetto intorno al quale ruota tutto il costrutto di una Fede. E che è la base della morale di chi ci crede. Personalmente la considero una modalità abbastanza di bassa lega: per quanto mi riguarda l’illuminazione di Mohammed è una fregnaccia quanto l’Immacolata concezione, la Resurrezione e la Santissima Trinità. Ma queste fregnacce le scrivo in maiuscolo, perché hanno valore enorme per tutto il resto del mondo che non sono io. E perché sono fondative della civiltà di intere nazioni.

Charlie Hebdo trinitàA prendere di mira il Cristianesimo non c’è più il pericolo di una volta, quando si rischiava la scomunica e lì erano cazzi seri: oggi il Papa ti potrà anche scomunicare, ma tu gli fai ‘na pernacchia e te ne puoi fottere. Ché tanto c’è la legge dello stato che ti garantisce identità e tutela. Lo stesso direttore del Charlie Hebdo, ormai buonanima, affermava che prendere di mira il Vaticano non fa neanche alzare più di tanto le vendite. La satira diventa rischiosa se ha come oggetto le altre due fedi monoteistiche. Il sionismo ha metodi di boicottaggio sottili di natura finanziaria, ma la cosa che funziona sempre alla grande è il senso di colpa diffuso per l’Olocausto: non appena si mette in discussione l’operato dello stato di Israele l’accusa di antisemitismo è bella pronta e già confezionata. Attenzione: parlo di sionismo, che è cosa ben diversa dall’Ebraismo come Fede. Quindi non mi rompete i coglioni dandomi dell’antisemita, che è tra l’altro un termine che indica l’accanimento contro la discendenza di Sem, di cui gli ebrei sono solo una parte.

Charlie Hebdo Maometto Nel caso dell’Islam, visto il periodo storico, si gioca letteralmente col fuoco. Quello delle armi che da anni vediamo impugnare a ragazzotti che, ben addestrati militarmente, compiono azioni di questo tipo al grido di Allah è grande. Pubblicando copertine irriverenti per l’Islam si alzano le vendite perchè si sberleffa lo spauracchio del momento, ma la cosa diventa un vero pericolo per chi le pubblica.  Nel modo più assoluto non sto dicendo che se la siano cercata, sia chiaro. Ma di questi tempi e consapevoli di infastidire determinate persone, forse era il caso di aspettarsela e mettere davanti alla porta gente preparata ad azioni di guerriglia e non un normale poliziotto o guardia giurata. Ma non l’hanno fatto. E non è stato difficile per due persone armate con roba da guerriglia entrare e fare un macello.Ma chi sono questi ragazzotti addestrati? Da dove vengono? Chi li addestra e perché? Credono davvero a quello che fanno? E chi pratica la fede di Mohammed vuole davvero tutto questo? Quanto ne sappiamo noi e che cosa facciamo per capire come ragionano?

Mentre scrivo arriva la notizia che i due attentatori, i fratelli Kouachi, sono stati uccisi in un blitz mentre erano asserragliati in una tipografia. L’altro, Amedy Coulibaly, è stato freddato in un locale kosher in cui teneva degli ostaggi. Non è chiaro il ruolo della donna di quest’ultimo e se fosse presente o meno al momento dell’attacco al giornale. Pare comunque sia scappatta in Siria. Tutti morti gli uomini e con loro la verità su mandanti, addestratori e finanziatori.

Anche se già qualche idea ce la si può fare.

In quarantott’ore hanno iniziato a girare un po’ di notizie grazie all’informazione via web. Che non è il tempio della verità , ma è una fonte in più che male non fa. Intanto siamo stati rassicurati dall‘efficiente polizia che ha ritrovato l’auto con dentro i documenti dei due precisi ma sbadati attentatori, che vanno a fare una strage muniti di carta d’identità. Che mi ricorda tanto il passaporto di Muhammad Hatta ritrovato intatto tra i quattro pezzi di latta di quello che doveva essere un Boeing 747. Ma è venuto anche fuori che almeno uno dei due fratelli fosse un ex combattente nel conflitto siriano, rientrato in Francia dopo aver militato tra le forze dell’ISIS per alcuni mesi, ma anche nel 2005 quando per l’Occidente erano i buoni da foraggiare per spodestare un dittatore cattivissimo. Gente nota alle intelligence per azioni legate al terrorismo e alle gesta militari dell’ISIS. Gente che, sostanzialmente, è stata addestrata militarmente dalla NATO a combattere una guerra su più fronti per il controllo di risorse e territori.

Voi direte: “ Eccheppale! E sempre a tirare in mezzo gli americani! Ancora?”

Sì, ancora. Tutta la NATO, Europa compresa. Perché dovete capire una cosa: questi sono mercenari e combattono una guerra per conto dell’Occidente, lì dove l’Occidente non avrebbe titolo di intervenire. L’Islam radicale e tutte queste etichette servono a dare una faccia e una parvenza di valore a un’azione altrimenti riprovevole. E mica ve lo possono dire che in Iraq si va per il petrolio: ci raccontano che bisogna salvare la gente dalla persecuzione degli estremisti. Salvo poi abbandonare questa gente al suo destino nei campi profughi in Turchia, senza un passaporto né lo status di rifugiato. Di certo un Pashtun scappato dall’Afghanistan e rifugiato nel vicino Pakistan non potrà che odiare l’Occidente tutto per i bombardamenti, i rastrellamenti e tutto quello che si prova a vivere una guerra disarmata. Soprattutto se l’Imam talebano continua a ripetergli quanto siamo merde gli occidentali. Ma la storia degli europei che si convertono all’Islam e vanno a combattere la Jihad non la possiamo bere. Non con il livello di istruzione e la possibilità di informarci che abbiamo. L’obbiettivo di questi professionisti della guerra non è la diffusione dell’Islam, già di per se frammentato al suo interno. E’ il solito vecchio “dividere per dominare”.

Abbiamo attraversato l’Iran, sciita, nemico giurato dell’Occidente e dell’America. Ci abbiamo trovato per lo più gente con una voglia d’America e di MTV che non potevo neanche immaginare. In Pakistan siamo stati in casa delle persone, con la polizia, nei territori del nord, nei villaggi Pashtun. A parte il villagio di Chilas, al confine coi territori del Nord Ovest a ridosso dell’Afghanistan, in nessun posto mi sono sentito in pericolo o fuori luogo. Ovunque mi hanno chiesto quale fosse la mia religione, e non battevano ciglio quando rispondevo “Cristiano! In Italia siamo cristiani, in Pakistan siete muslim. Tu cosa sei? Sciita o sunnita?” Erano contenti della mia domanda in risposta alla loro, che a me procurava imbarazzo. E in molti, chiacchierando, mi ripetevano più volte che i pakistani sono un popolo pacifico al quale non frega un cazzo di mettere bombe e uccidere cristiani. Lo fanno invece, in pochi e provenienti per lo più dalle aree rurali ai confini con l’Afghanistan. In quelle aree che avrebbero dovuto essere uno stato a sé, per motivi etnici e culturali, e che invece si trova smembrato tra due nazioni create a tavolino dalle potenze occidentali nel secolo scorso. E i Taliban, che tra i Pashtun trovano rifugio e un popolo da sottomettere con l’ignoranza, uccidono indiscriminatamente anche altri musulmani: Le centoquaranta vittime di Peshawar erano tutte di fede Islamica. Così come i quaranta morti nell’attentato al Wagha border, il giorno prima che arrivassimo a Lahore.

Un Copyright per lo scontro di civiltà

La Jihad di cui parlano i media, l’ISIS, i taliban, Boko Haram e tutte queste teste di cazzo è solo un packaging contenente una guerra per le materie prime. Un copyright pubblicitario da vendere nei paesi islamici come in Occidente a tutto vantaggio dei rispettivi capipopolo. E’ esattamente come ‘sto cazzo di Nescafè che provano a rifilarci da quattro mesi ogni volta che entriamo in un qualsiasi negozio alla ricerca di un paco di vero caffè macinato.

Se dici caffè, allora è Nescafè. Se dici terrorismo dici Islam. Se dici Islam allora è terrorismo.

E ci state abboccando sempre di più. Come il ragazzotto del villaggio pashtun, che non ha altra fonte che il suo Imam guerrafondaio, crede che gli occidentali siano tutti dei corrotti di merda, voi vi convincete sempre di più che ogni islamico sia un potenziale sgozzatore della porta a fianco. Però, a differenza del Pashtun, voi avete la tivù e internet. E gli islamici li avete sotto casa a vendere frutta e impastare pizza: due chiacchiere potreste anche cercare di scambiarle per capire come funziona il loro credo. Qualcuno vi risponderà, qualcun altro no. E ‘sticazzi. Vi stupirete nello scoprire che tutta questa distanza dalla vostra credenza, in fondo, non c’è. Quando ogni anno si ripete la storia di qualche preside che leva i crocifissi dalle aule o vieta di festeggiare il Natale per rispettare le altre religioni, costui commette una gran cazzata. E non perché in casa nostra dobbiamo essere padroni e gli altri devono portare rispetto. Ma perché la figura di Cristo è l’anello di congiunzione tra noi e loro, che reputano tra i più importanti il profeta Gesù, nato da una donna vergine, chiamato da Allah nell’alto dei cieli col compito di ritornare tra gli uomini nel giorno del giudizio.

Che per me è l’ennesima assurdità. Ma voi ci credete, loro ci credono: perché non cominciare da qui? Accettate il fatto che le migrazioni sono fatti epocali a cui non potete opporvi, perché generati dallo stesso processo che vi porta in mano il pc o lo smartphone su cui state leggendo queste quattro minchiate che vi Charlie Hebdo Jenusscrivo. Accettatelo e pretendete che sia regolamentato con principi di umanità vera e non dallo sciacallagio di chi si arricchisce sulla miseria dei campi profughi. Perché il killer addestrato non viene inviato su un barcone di disperati, col rischio di farlo morire rendendo vano l’investimento, ma di certo in quei lager legalizzati nasce un malcontento che può portare alla volontà di farsi indottrinare contro l’Occidente, quello stesso Occidente che per una seconda volta ha distrutto la speranza e gli sforzi per una vita degna di questo nome. Accettate le migrazioni come gli americani anglosassoni di centocinquant’anni fa hanno dovuto accettare la massa di calabresi e veneti puzzolenti e ignoranti, provenienti da aree rurali depresse, che cucinavano cibi dal puzzo asfissiante nelle stanze dove abitavano in dieci o quindici, con le loro donne sempre vestite di nero e sottomesse ai propri uomini, pronte a sfornare figli a ciclo continuo. Loro hanno accettato il fatto, dando modo a questi puzzoni di far parte di una società e di un economia. Lo hanno fatto nonostante ci fossero soggetti che mettevano a battere le proprie donne e conducevano loschi e violenti affari, esportando un sistema che un secolo dopo il mondo, e noi stessi, abbiamo imparato a conoscere col nome di mafia. Accettatelo e fate in modo che avvenga nel migliore dei modi, pretendendo di non essere presi per il culo da chi ci governa. Chè gia siamo tutti stressati: non venissero a lamentarsi di problemi che loro stessi creano, non accettando per primi i movimenti biblici di masse umane che le loro azioni militari producono.

E, soprattutto, accettate le differenze tra noi e gli altri. Pretendete che a scuola i vostri figli facciano l’ora di religione e che questa non sia un catechismo, ma un momento di studio anche delle altre Fedi. Imponete agli insegnanti di documentarsi e di studiarle, in modo da svolgere meglio quel ruolo di livellatore sociale che la scuola dovrebbe avere. E ‘sticazzi se il crocifisso c’è o non c’è. Fosse quello il problema! Accettate che una donna islamica vada in giro con la testa coperta, perché senza velo si sentirebbe nuda. Assicuratevi piuttosto che sua figlia abbia la possibilità di scegliere, facendole vedere come si vive in casa vostra. Accettate che quegli uomini portino la barba lunga e lo zuccotto, perché così gli hanno insegnato che si fa e senza si sentirebbero ridicoli. Accettate le loro cinque preghiere quotidiane e fategli costruire la loro moschea con i soldi che raccolgono tra di loro, magari lasciando i dieci centesimi di resto al fruttarolo bengalese nella cassetta delle offerte.

” Sì,ma a casa nostra si va in giro a testa scoperta!” Beh, sì lo so…

“Si tagliassero la barba che qui non siamo nel villaggio dei talebani. Se vuoi stare da noi devi vivere come noi!” Eh , immagino

“La moschea se la costruiscano nei loro paesi da cui scappano, chè l’Europa è cristiana e tale deve rimanere!”

Ok, ho capito… La libertà d’espressione sì, quella di culto un po’ meno. E pure quella di esprimere il culto non vi piace poi tanto.

E quindi siamo proprio sicuri di essere tutti Charlie Hebdo?

Io non lo sono. Sono Antonio Femia,ex architetto attualmente dedito al nomadismo motociclistico,L’ultimo dei cinque figli di Salvatore e Marietta, ferroviere lui e casalinga lei. Non ho i sacramenti perché i miei non mi hanno imposto di fare il catechismo. Mia madre non andava in chiesa, ma accendeva lumini e faceva voti. Mio padre si dichiara ateo, ma sempre più spesso parla della Natura come forza casuale che spinge il mondo e gli uomini verso una direzione imperscrutabile. Ho amici tra chi si fa la croce con la mano destra, chi si segna con la sinistra, chi ha un pavone come divinità, chi prega cinque volte al giorno e non beve alcool e chi non prega mai e beve come una spugna. Non ho paura di veli, barbe e zuccotti né di crocifissi, Madonne e rosari.

Mi inquieta la stupidità umana, e quella il Dio (decidete voi quale) l’ha distribuita equamente sui quattro punti cardinali.

La religione invece, è frutto dell’Uomo.E quella non te la scegli.

Ti capita. Come la famiglia in cui sei nato.

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