Equipaggiamento moto

Lei è Sofia, la mia cara Tenerè 660 del 2008. Nel momento in cui scrivo ha da poco superato i 100mila chilometri, festeggiati in Laos dopo 25mila chilometri fatti a pieno carico e in due. Insieme a me ne ha fatti 90mila tra deserti dell’Asia Centrale e i monti del Caucaso. L’ho portata tra le sabbie dell’Iran e fino ai 4700 metri slm del Khunjerab Pass, il confine tra Pakistan e Cina.
E lei non ha mai battuto ciglio.

Parliamo di cose tecniche

Sofia non ha subito modifiche sostanziali rispetto a quando è uscita dalla fabbrica se non lo scarico doppio Akrapovic in titanio, molto più leggero dell’originale e più rapido nel disperdere il calore. Al posto del filtro aria in cartone ne uso uno in cotone lavabile DNA, ovviamente con l’aggiunta di una calza sullo snorkel.

equipaggiamento Yamaha Tenerè 660L’unico vero punto debole di questa moto sono le sospensioni, problema al quale ho ovviato facendo installare molle progressive Hyperpro sia all’anteriore che al posteriore. Nella stessa occasione ho abbassato l’altezza di 25 mm tramite leveraggi del mono più lunghi e sfilando la forcella in misura adeguata. Ché qui il problema è mio, visto che sono un fuscello di 60 kg e ho bisogno di un buon appoggio a terra. Infine ho aggiunto paramani Storm, manopole riscaldate Oxford e faretti supplementari alogeni GIVI.

Qualche parola sul perché ho questa moto

La mia Sofia non si porta dietro solo il nome di una moto che ha fatto storia, ma ne è la naturale evoluzione con qualche spunto dall’esterno. Non c’è nessuna innovazione nel telaio e nel motore, progetto ormai ventennale a cui è stata aggiunta l’iniezione elettronica: un motore semplice ed essenziale, con poca potenza massima (più o meno 45 CV reali) ma tanta coppia.

E’ stato finalmente ripristinato il serbatoio da 23 litri che garantisce, in condizioni ottimali, anche più di 500 km di autonomia. E, nonostante l’iniezione, beve di tutto senza fiatare, anche benzina a 80 ottani. Come ho scritto nel racconto, ho il sospetto che se ci mettessi vodka e ‘nduja andrebbe lo stesso. L’anteriore da 21″ e l’altezza esasperata (90cm alla sella) permettono di andare un po’ ovunque.

In sostanza una moto fatta per macinare km su terreni di qualsiasi tipo come su asfalto, che da il meglio di se sulle piste off-road a 60kmh o su strada non oltre i 110 kmh. Evitate comunque l’autostrada: potreste avere istinti suicidi per la noia.

Bagagli

Ho sempre preferito le valigie rigide a quelle morbide perché più difficili da aprire per i malintenzionati. Su tutte, quelle in alluminio hanno il vantaggio di mantenere le stesse caratteristiche meccaniche a diverse temperature e di essere riparabili a martellate e saldature quando si deformano per le cadute. Siamo partiti con un paio di Heavy Duties da 39 litri, troppo piccole per due persone e ormai alla frutta al momento dei saluti, sostituite a metà viaggio, a Bangkok, da una coppia di Givi Trekker Outback da 48 litri.

 givi trekker outback 48 lt

Givi Trekker Outback 48lt

Queste sono la prima serie in alluminio prodotta dal marchio italiano e si presentano robuste e ben fatte, con un solido sistema di aggancio-sgancio rapido nella migliore tradizione Givi. Il sistema di apertura prevede sia la ribalta che la completa rimozione del coperchio, il quale è dotato di robusti occhielli per l’utilizzo di cinghie e ragni nonchè, cosa non da poco, maniglie per il trasporto.

Per il serbatoio uso una GIVI T483 da 15 lt espandibile a 23. E’ un modello specifico per moto da enduro con serbatoio in plastica, con una base molto elegante che si aggancia tramite cinghie. La borsa in se è ottima, con zip molto ampie e molto resistenti all’acqua, una comoda tracolla ripiegabile e la copertina trasparente da usare in caso di acquazzone violento.

equipaggiamento moto borse morbide

Amphibious Sidebag e tubo stagno su barra paramotore.

L’attrezzatura da campeggio, il kit di pronto soccorso e varie ed eventuali trovano posto nelle sacche stagne DryPak prodotte da Kappa che ho scelto per la robustezza del materiale utilizzato, dimostratosi più che valido in ogni situazione climatica dal deserto alla neve. Ne utilizziamo due da 30lt legate con cinghie sulle valigie laterali e una da 40 litri contenente pentole e scorte alimentari agganciata alla piastra portapacchi.

Per bilanciare il peso sull’anteriore alle barre paraserbatoio ho attaccato due Sidebag della Amphibious da 5 lt ciascuna in cui trovano posto attrezzi e camere d’aria di scorta. Il sistema di cinghie consente un attaccco agevole alle barre e tengono l’acqua molto bene. Il modello da noi usato presentava dei problemi riguardo al tessuto troppo sottile: più di una volta ho dovuto far ricucire le cinghie pur sostenendo le borse con elastici supplementari e una delle borse si è lacerata dopo una caduta su asfalto a bassa velocità. Questi problemi sono stati perfettamente risolti con il modello del 2015, fatto di materiale più elastico e spesso e caratterizzate da una fattura generalmente molto più robusta. Sopra queste uso due tubi stagni comprati a Kathmandu in cui trovano posto tute antipioggia, infradito, fornello e reparto caffè. Detti tubi sono durati fino alla fine del viaggio.

piastra portapacchi artigianale equipaggiamento moto

Piastra portapacchi artigianale

La piastra portapacchi è in alluminio da 5mm, costruita artigianalmente da Mattia Amich, un lettore di questo blog, motoviaggiatore e alpinista, che ha voluto omaggiarmi di un suo prodotto prima della partenza. Ne produce di due diverse dimensioni, io ho preso quella più grande con tante fresature e occhielli per agganciare ragni e cinghie. Si è rivelata un ottimo prodotto dalle giuste dimensioni per tenere di tutto senza intralciare con la seduta del passeggero e con l’ingombro delle valigie laterali.

 

Abbigliamento

Da qualche anno uso una giacca Outback e pantaloni Sand 2, entrambe della Rev’it!, che produce abbigliamento per tutte le fasce di prezzo. Entrambe seguono la logica del multi-layer: esterno in materiale antiabrasione relativamente leggero con aperture per la ventilazione, una membrana estraibile antivento e antipioggia, uno strato termico interno, anch’esso estraibile. Peppina, la mia signora, è partita con pantaloni Sand 2 e una giacca di marca indefinita usata solo tra i monti del Pakistan per quanto è poco traspirante e scomoda. A Bangkok, dopo sette mesi di viaggio, si cambia: io inizio ad usare un completo Defender Pro, sempre di Rev’it! con membrana in Gore-Tex e ampie aperture per la ventilazione, mentre la mia signora aggiunge ai pantaloni anche la giacca Sand 2. Questo sarà l’abbigliamento con cui concluderemo il giro, in Sud America.

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Rev’it! Defender Pro e Sand2 Ladies. Prove tecniche da supereroi

I paraschiena di entrambi sono a placche rigide Tryonic Feel 3.7. Sono completamente regolabili e seguono perfettamente la curva della schiena. Unico problema, comune a tutti gli altri, è che la corazza impedisce la traspirazione.

caschi nolan n104 ls2 equipaggiamento moto

Caschi Nolan N104 e LS2

Il casco che uso al momento è un Nolan N104 apribile modulare. Il peso non è uno scherzo ma è molto ben bilanciato e silenzioso. La visiera è molto ampia e il meccanismo di apertura della mentoniera è preciso e funzionale. Gli interni sono completamente rimovibili e la calotta è predisposta per l’inserimento di auricolari. Questo casco mi è stato regalato insieme a quello della mia signora, un LS2 anch’esso modulare apribile. Quest’ultimo è molto più leggero del primo ma i meccanismi di apertura non sono precisi e l’imbottitura interna ha ceduto troppo rapidamente.

Attrezzatura da campeggio

Non è facile scegliere cosa portarsi per un giro che copre tutte le situazioni climatiche su tre continenti. Il dilemma è soprattutto sui sacchi a pelo: più leggero e meno ingombrante vuol dire più freddo, più pesante vuol dire inutilizzabile nei paesi tropicali. Abbiamo tagliato la testa al toro prendendo due combo Sleepin’Bed (materassino autogonfiante da 25 mm + sacco a pelo) con livello di comfort a 10°e limite a 5° di Quechua. E la scelta si è rivelata giusta. Abbiamo utilizzato i sacchi anche negli hotel dell’India e in tutte quelle situazioni in cui la pulizia non era proprio il pallino dei gestori. E il materassino ci ha consentito di riposare anche quando sotto avevamo pietra appuntite.

La tenda è una Quechua Quickhiker da due posti, forse un po’ piccolina per due persone in moto, ma i due chili e mezzo bastano a far sparire ogni dubbio. La tenda è fatta con buoni materiali e presenta il vantaggio di poter essere montata direttamente col telo esterno, garantendo un interno asciutto anche in caso di montaggio sotto la pioggia. I bagagli trovano posto nell’intercapedine tra i due strati ma bisogna essere molto ordinati. Completano l’attrezzatura un set di pentole/coperchio con piatti impilati all’interno e posate a serramanico.

 attrezzatura campeggio equipaggiamento moto

Tenda Quickhiker e caffè all’alba.

Da bravi meridionali assuefatti alla caffeina la caffettiera viene prima di tutto. Su suggerimento di un amico abbiamo preferito però lasciare a casa la moka e portarci una caffettiera napoletana, di quelle che si capovolgono, perché più versatile per i vari tipi di caffè che avremmo trovato per strada e perché ci si può fare anche il tè.

Il fornelletto è un Coleman Feather 442 a benzina verde. L’abbiamo preferito per la sua forma compatta (sotto il serbatoio, sopra il bruciatore) rispetto ai vari Primus e MSR con serbatoio separato. All’inizio abbiamo pensato non fosse stato un buon acquisto per i suoi punti deboli: troppo delicato il generatore in cui passa la benzina, troppo difficile da pulire, troppo scadenti alcuni dettagli come il gommino dello stantuffo per dare pressione, che abbiamo dovuto sostituire con uno in cuoio dopo due giorni di ricerche a Lahore, in Pakistan. Però dopo un anno di viaggio in cui l’abbiamo usato almeno tre volte al giorno ci sentiamo di dire che è stato assolutamente un ottimo acquisto che meritava un po’ di attenzione per essere capito nel suo funzionamento.Se mai dovesse abbandonarci passeremo al piu costoso sistema a serbatoio separato.

GPS e navigazione

garmin oregon 600 equipaggiamento moto

Garmin Oregon 600

Il mondo lo si gira senza dubbio anche con le sole mappe cartacee. Ma siccome esistono questi sitemi, perché non usarli? Prima di partire ho lasciato perdere i sistemi su Android (che comunque tengo per riserva) e ho preso un Garmin Oregon 600. E’ un prodotto per l’Outdoor generico e quindi ha livello di protezione IP 6x dagli agenti atmosferici. Si è dimostrato ottimo dal punto di vista della resistenza,  un po’ instabile riguardo al software, che alcune volte si é piantato necessitando di un riavvio forzato tramite l’estrazione delle batterie ricaricabili. Cose che possono capitare a un dispositivo sottoposto alle vibrazioni continue di un monocilindrico e che comunque ha sempre fatto il suo porco lavoro senza mai abbandonarci, la vorando bene in aperta montagna come tra le tante sopraelevate di Bangkok senza mai perdere il segnale. Siccome le mappe originali costano un fottìo, preferisco utilizzare le OpenStreetMaps, aggiornate dagli utenti e scaricabili gratuitamente. A fine viaggio vedrò di dare il mio contributo alla comunità caricando sentieri e strade non presenti nel database.

Foto e video

 lumix ft5 equipaggiamento moto

Lumix ft-5

Viaggiando in moto il problema principale dell’attrezzatura fotografica è quello dell’ingombro. Preferisco usare compatte pro piuttosto che reflex per questo motivo, per dare meno nell’occhio e non avere l’aspetto del turista da rapinare modello piazza di Spagna. Da due anni sono possessore quasi felice di una Fuji X20 che adoro per l’ottica luminosa, il sensore da 12 MP che produce ottimi file RAW, l’obiettivo con zoom manuale, i menù di utilizzo, l’ergonomia e il design, la rapidità nella messa a fuoco. Uniche pecche il consumo di batteria e la scarsa tenuta alla polvere. Il sistema di messa a fuoco ibrido è molto veloce e preciso durante lo scatto di foto, ma risulta pessimo quando si girano video in condizioni di scarsa luminosità. Tutti i punti deboli di quest’apparecchio sono stati risolti con l’uscita della successiva Fuji X30, alla quale è stata aggiunta la possibilità di controllo tramite smartphone. Un ottimo compromesso tra portabilità, prezzo e qualità d’immagine.

Entrambe ottime fotocamere che, per dimensioni e design, ricorda le vecchie macchine a telemetro degli anni cinquanta. E la cosa più importante è che non spaventano nessuno quando le si tirano fuori.

Per gli scatti e i video in condizioni difficili abbiamo preso una Lumix FT-5 che utilizza Peppina. Si tratta di una rough camera, impermeabile e resistente agli urti che scatta buone foto in JPG. Essendo leggera e compatta, è quella che usiamo sul palo per i selfie. Manca il salvataggio in Raw non compresso, ma ugualmente molte delle foto di apertura a doppia pagina su Motociclismo sono state scattate con questa fotocamera.