Una lunga successione di picchi aguzzi, innevati a sud e aridi al nord, ai cui lati corrono due strade simbolo dei rispettivi paesi: la Ruta 40 e la Carretera Austral. Una in Argentina, l’altra in Cile.

Il Cile è quella lunga ed esile striscia di terra che giace a ovest della cordigliera andina, contrapposta all’immensità di quel triangolone noto col nome di Argentina, così grande da presentare contemporaneamente tutti, o quasi, i climi del globo. Trattandosi di terre colonizzate da un paio di secoli verrebbe da pensare che la gente che li popola sia tutto sommato simile. Ammetto la mia presunzione nel pensarla in questo modo all’inizio della nostra discesa a Sud verso Ushuaia. Con immenso piacere mi dovetti ricredere già all’andata, cambiando completamente idea durante la risalita lungo la Ruta 40 e i pochi chilometri percorsi in territorio cileno lungo la Carretera Austral.

Fuga dall’inverno sulla Ruta 40

Alla fine, della Patagonia ci eravamo davvero rotti le palle. Ushuaia e tutto quanto c’è intorno è molto affascinante e fa anche figo dire di essere arrivati alla fine del mondo atttraverso la steppa sconfinata. Ma il grosso delle cose da vedere in questa regione che si estende a sud del Rio Grande è proprio a ridosso della cordigliera delle Ande.

tramonto a el calafate ruta 40

Se la fortuna ci ha assistito nella discesa, non ha fatto altrettanto lungo la risalita: l’inverno ci ha raggiunto inesorabile e siamo costretti a percorrere il ripio cileno, di buona fattura ma sempre acciottolato, sotto pioggia e vento. La Tierra del Fuego ci stupisce coi suoi colori e le nuvole basse che velano le Ande come odalische che, ritrose alla vista, ci puniscono con raffiche di vento come finora non ne avevamo affrontate. Le soste per la notte sono in placide cittadine dove la gente vive tranquilla e, sebbene tra i comfort della modernità, ben legata ai ritmi della natura. Con le giornate così corte e il sole sempre basso, il tramonto è l’ora in cui rintanarsi nelle casette di legno coi riscaldamenti sempre accesi, godendosi una buona cena.

couchsurfers a puerto natalesA Puerto Natales, in Cile, i nostri ospiti ci parlano della situazione del loro paese. Come in ogni stato del mondo ci si lamenta dei propri governanti: L’attuale governo di stampo socialista, guidato da Michelle Bachelet, dovrebbe essere quanto di meglio si potesse desiderare una ventina d’anni fa, quando la dittatura di Pinochet zittiva col sangue i tentativi di opposizione al potere dei militari. Dovrebbe essere un buon governo, ma secondo i nostri ospiti di socialista c’è solo il nome o poco più: la sanità è carente e la risorsa più preziosa della Patagonia Cilena, l’ambiente e il turismo, sono seriamente minacciate dal progetto di una centrale a carbone proprio lì a due passi dalle Torres del Paine, i due pilastri di roccia che svettano da sempre fottendosene dell’uomo e delle sue meschinità. I nostri amici sono più che accoglienti e aprono volentieri una bottiglia di vino locale per accompagnare la pasta e fagioli preparata da Peppina. Ci suggeriscono la strada da percorrere all’interno del parco nazionale per ammirare le acrobazie dei condor tra i picchi rocciosi che l’indomani, arrivati al dunque, non percorreremo a causa della bassa e fitta nuvolaglia che copre le Torres.

frontiera tra cile e argentina ruta 40

Devieremo per la strada che porta dritto a El Calafate, Argentina, in una giornata umida e uggiosa. Il buon Mauro Dagna si offre di trasportare le gomme per la mia Sofia, comprate usate in un’officina di Punta Arenas che fa da Pit Stop per i viaggi organizzati in moto. Gli avventurosi turisti guidati da capobranco arrivano lì dopo aver percorso la Carretera Austral e la Ruta 40 per poco più di cinquemila chilometri, su moto in affitto le cui ruote vengono spesso cambiate al 50% di usura o giu di lì. E la disponibilità in numero smisurato di gomme dual sport da 19” all’anteriore la dice lunga su quali siano le moto preferite dai turisti per queste latitudini. La sosta a Punta Arenas era stata programmata per acquistare ricambi vari al porto franco della città, nella speranza di trovarli a prezzo ragionevole. Ma la confusione sui fusi orari ci fa trovare il mega store chiuso fino alle tre di pomeriggio e optiamo per fare strada, che male non ci fa.

Ivendita moto ruta 40l fatto è che entrambe le moto, la mia Tènèrè e l’Africona di Dagna, dopo tutta la strada fatta hanno bisogno di un po’ di attenzioni. Entrambi abbiamo problemi col freno posteriore: la sua divora pasticche come se di queste si nutrisse, la mia ha il disco solcato come un 45 giri e ormai finito, con le pasticche arrivate al ferro. Per di più il meccanico di Bangkok, bravo ma dalla mano pesante, ha stretto troppo la falsa maglia della catena, provocando una rottura degli o-ring e una preoccupante smagliatura degli occhielli, aggravata dalla lunga corsa a 80 e più kmh sul ripio bagnato. Riusciremo a fare un po’ di lavori all’ officina Taller de Mono di El Calafate, dove ci faranno un prezzo stracciato perché “ai viaggiatori riserviamo sempre uno sconto speciale”. Cambiano le mie gomme, sistemano la catena con una falsa maglia rimediata da loro. E per sicurezza compro da un concessionario Kawasaki, gestito da una simpatica ragazza dalle evidenti origini calabre, una catena cinese di quelle ignoranti e senza o-ring da usare in caso di emergenza.

officina moto ruta 40

Ruta 40. Bacche e ghiacciai

El Calafate è una piccola cittadina sulle sponde del Lago Argentino ed è diventata negli anni la base ideale per le escursioni al ghiacciaio Perito Moreno, una sconfinata riserva d’acqua dolce che con il suo crescere al ritmo di due metri al giorno mette in crisi tutte le teorie sul riscaldamento globale del pianeta. Inutile dire che quasi tutta l’economia del borgo gira intorno al turismo, non solo per la posizione rispetto ai ghiacciai ma anche per la bacca selvatica da cui prende il nome e che solo lì cresce. Siamo stati tentati di acquistare un costosissimo e minuscolo vasetto di marmellata locale ma abbiamo desistito quando, dopo un assaggio, abbiamo capito che tutto sommato è né più né meno uguale al nostro mirtillo. Ché vuoi mettere quanto fa fico far assaggiare agli amici la preziosa confettura, dandosi un’aria da raffinati esploratori mentre imbarazzati ti rispondono “Bono ‘sto calafate, sa di mirtillo del Discount!”

perito moreno in moto ruta 40

Il pacco di soldi, spropositato, preferiamo spenderlo per pagare un giro in catamarano tra gli iceberg che si staccano dal ghiacciaio Upsala, alcuni di un azzurro brillante che stride col grigio del cielo autunnale. Il colore pare sia dato dalle bolle d’aria imprigionate all’interno della massa ghiacciata. Ma alcuni dei ghiaccioli sono così blu e trasparenti che proprio non mi riesco a spiegare come possa esistere qualcosa del genere. La sosta a El Calafate, però, è stata molto interessante e istruttiva per via di Manuel, il couchsurfer che ci ha accolto a casa sua per quattro giorni. Un viso grezzo e burbero, acceso da due occhi vivaci e curiosi che gli conferiscono un’aria sorprendentemente cortese come la sua conversazione, amabile e ricca di argomenti. Durante la discesa a sud abbiamo parlato con molta gente, ma la chiacchiera con Manuel è stata quella forse più lucida e disinteressata sulla situazione del paese. Anche perché ci troviamo nella cittadina di origine della famiglia Kirchner, ovvero quella che da quasi dieci anni governa l’Argentina.

Il Regno dei Kirchner

Il Compianto Nestor Kirchner traghettò il paese lungo il periglioso fiume della ripresa economica con una politica di ispirazione peronista ( non nel senso della birra ma di Juan Domingo Peròn), mettendo in pratica riforme di matrice spiccatamente socialista a favore delle classi meno abbienti. Un po’ come accadde con Peròn, che riuscì ad attuare una terza via economica in cui il capitalismo era funzionale al benessere della collettività, il buon Nestor godette di consenso trasversale da destra a sinistra tirando fuori dal cilindro, oltre a piani industriali vari, sussidi economici per le classi povere che si tradussero in scuole gratis, aiuti per la casa, forti sconti sui carburanti e i combustibili domestici. Alla fine del suo mandato, le elezioni portarono alla presidenza la moglie Christina la cui immagine, al visitatore straniero, risulta molto meno gradita rispetto a quella del marito, sebbene non abbia fatto altro che proseguire nella strada da questo intrapresa. La cosa che in molti ci hanno descritto come negativa è stata proprio la politica dei sussidi. Manuel ci spiega che la cosa in sé è naturalmente positiva, ma il problema sta nel fatto che all’erogazione di fondi non seguono poi controlli sull’effettivo utilizzo che di questi si fa. Come esempio parla delle agevolazioni all’acquisto di carburante per le compagnie di trasporti, le quali dichiarano spese folli e smisurate rispetto ai chilometraggi effettivamente percorsi. Un prezzo agevolato del carburante dovrebbe tradursi in un biglietto più economico per l’utenza, ma ricordiamo chiaramente che, mentre aspettavamo Sofia a Buenos Aires, rinunciammo all’idea di percorrere i mille chilometri per raggiungere le cascate di Iguazu perché il prezzo in autobus era di poco inferiore a quello dell’aereo. Anche i sussidi per la scuola stanno generando, a detta di Manuel e non solo, effetti contrari alle intenzioni. Il denaro viene erogato alla famiglia se il figlio viene promosso e spesso capita che professori e presidi vengano seriamente minacciati da genitori che non hanno nessuna intenzione di perdere l’assegno per il pargolo fancazzista. Nella sostanza, quella che doveva essere una misura per consentire l’istruzione alle masse nullatenenti e avviarle al riscatto della conoscenza e del lavoro, si è tramutata in un sistema di reddito garantito a prescindere dai meriti, con un’intera generazione che sta crescendo con l’esempio di genitori che campano a sbafo.

E questo, inevitabilmente, mi fa pensare a cosa accadrebbe se in Italia se davvero venisse istituito il Reddito di Cittadinanza auspicato da alcune forze politiche.

Importare costa

couchsurfing el calafate ruta 40Altro punto fortemente contestato alla Presidenta, che tutti chiamano per nome in modo velatamente sprezzante, è la politica delle importazioni fortemente penalizzante. Qualunque cosa venga dal di fuori del Mercosur, il mercato comune dell’America Latina, viene pesantemente caricato di dazi. Me ne sono reso conto nel momento in cui a Buenos Aires comprai le pasticche freni anteriori: quelle prodotte in Europa costavano più del doppio delle brasiliane, il cui prezzo è quasi doppio rispetto a quelle argentine. I dischi frizione originali, e quindi importati, per la mia Sofia mi costarono qualcosa come centottanta euro, a Comodoro Rivadavia sulla costa atlantica. Ecco perché i viaggiatori, ma non solo, fannno tappa obbligata al porto franco di Punta Arenas per rifornirsi di ricambi e ogni bene importato. Vanno lì non solo per il porto franco ma perché è in Cile, di fatto più morbido nel regime delle importazioni.

Chiunque utilizzi macchine per il suo lavoro, che si tratti di miniere o di trasporti, è letteralmente disperato per la politica protezionista della Presidenta: se ti va bene hai una macchina uguale da cannibalizzare per i pezzi di ricambio, altrimenti ti tocca ordinarli dall’estero e pagarci un fracco di tasse e balzelli, oltre che aspettarne lo sdoganamento per mesi .

Se vogliamo, la via verso l’autarchia sarebbe anche un principio sano: l’Argentina è ricca di ogni ben di Dio, dalle materie prime del sud ai diffusi allevamenti alle coltivazioni del nord. Negli anni ’40 esportava di tutto e di più, rifornendo di qualsiasi cosa un mondo impegnato a farsi guerra. Ma i tempi sono cambiati: se allora l’alta tecnologia era l’industria pesante e metallurgica, oggi qualsiasi cosa gira intorno all’elettronica. Ed è assurdo pensare di produrre ogni singolo pezzo quando in oriente si trova già tutto pronto e a prezzi stracciati.

Non basta neanche un piano per lo sviluppo delle industrie: ci vogliono anni prima di raggiungere un livello di know-how tale da competere col resto del mondo in ogni settore. E l’Argentina è ancora molto lontana da tutto questo.

estrazione petrolio in patagonia

E’ un paese strano e variegato, l’Argentina. Da sud a nord, su quattromila e più chilometri di estensione, i rapporti tra i prezzi si invertono. In Patagonia, ricca di petrolio e minerali, la benzina costa molto poco mentre tutto il resto, soprattutto le verdure, ha prezzi anche maggiori di quelli europei. Al nord il rapporto s’inverte: il cibo costa meno, ma i combustibili vengono dal sud e sono carissimi. L’unica merce a prezzo davvero basso, ovunque, è la carne bovina, che costa anche meno del maiale. In sostanza non è il paese economico che uno potrebbe aspettarsi: l’inflazione galoppa con il cambio dollaro/ peso di uno a nove.

Ma ci sono sorprese anche su questo fronte. Nelle vie delle maggiori città e dei centri turistici esiste il cambio blu: dovrebbe essere illegale, ma ci sono i tassi esposti sulle vetrine dei negozi che lo praticano. Durante la nostra permanenza, siamo riusciti a cambiare un dollaro per dodici e cinquanta, praticamente il 30% in più dell’ufficiale. Chi opera il cambio lo fa sfruttando pieghe e meandri della legge che impedisce di possedere più di una cifra pro-capite di valuta straniera, ma non ho ben capito il meccanismo del guadagno. Non sono mai stato bravo nelle questioni economiche, mi tocca ammetterlo.

Considerando gli stipendi medi verrebbe da pensare a un popolo maledetto dal pessimismo cosmico, che ogni mattina si alza chiedendosi come fare a sopravvivere. Le cose sono due: o tutti ci hanno mentito spudoratamente sul loro reddito mensile o, più probabilmente, se ne fottono dei soldi dando più importanza a una sana risata davanti a un mate fumante da condividere con un amico.

Le serate a casa di Manuel sono state davvero piacevoli. C’era la chiacchiera sul paese, ma la TV stava sempre accesa. Ci siamo fatti una cultura generale sulle telenovelas nazionali e non, con un’atmosfera generale da casa di zia, con lui che ci spiegava le trame degli sceneggiati. La mia preferita era “Senora Acero”, storia di malavitosi messicani in cui i buoni sono la Signora in questione e il fratello del di lei marito, assassinato dai cattivi per un valigione di denari nascosto chissà dove. Senza dubbio tra la signora e il cognato scoccherà la scintilla della passione, chettodicoaffà, ma non lo sapremo mai davvero visto che la nostra missione attuale è quella di scappare dall’inverno e dalle sue piogge.

Dagna ci saluta all’indomani della cena a base di cordero patagonico preparato da Manuel: un cosciotto di agnello cotto e affumicato lentamente che solo in questa parte di mondo si può assaggiare. Dopo due settimane insieme al preciso, organizzato e determinato Mauro possiamo riprendere i nostri ritmi da situazionisti improvvisati.

Lasciamo Manuel e i suoi manicaretti in un mattino freddo e sereno, scoraggiati dal ritardo accumulato e dalla grandezza del paese ma decisi a percorrerlo tutto.

tramonto ande ruta 40

 

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