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La Tendata di Motociclismo All Travellers è stata l’occasione per rendere reale, concreta e palpabile la rete di motociclari, viaggiatori, smanettoni e sognatori che popolano la pagina facebook ideata da Paola Verani e dedicata al viaggio su due ruote. L’idea è sana e giusta: una community che ha come passione il viaggio e l’avventura, prima o poi deve incontrarsi in una situazione randagia e ai minimi termini. Il motoclub di Spoleto ha garantito l’appoggio logistico di una catasta di legna e delle poche altre cose necessarie. Una fonte d’acqua è presente da sempre sulla forca della Spina a 1200 metri slm. Non serviva nient’altro.

Tendata di Motociclismo All Travellers. Confusamente si inizia a parlarne.

Da un paio di mesi, quando venne fissata la data del 10 maggio, era iniziato un tam tam sempre più insistente su cosa portare e, soprattutto, come arrivare. Le coordinate davano a molti un posto diverso e a pochi venne in mente che tutto dipendeva dal sistema utilizzato. La cosa venne risolta abbastanza rapidamente da qualcuno che postò il punto esatto su una pagina di Gugolmaps.

Riguardo al cosa portare, lo sfizio di gran classe venne lanciato da Antonietta Pasqualino di Marineo, in ordine sparso chef, vespista e food blogger che dichiarò l’intenzione solenne di cucinare un’amatriciana per la plebe affamata. Sono convinto che sia stata questa la molla che ha spinto un botto di gente a dare l’adesione, acquistando per la prima volta nella sua vita una tenda e l’attrezzatura da campeggio: ‘sti cazzi la moto, i viaggi e la poesia. Qui se magna serio!

Antonietta chiese al popolo di collaborare al trasporto di pentole e ingredienti: io dichiarai, ancora più solennemente, di provvedere al guanciale.

Non lo feci. Per la Tendata di Motociclismo All Travellers comprai invece una bottiglia di vodka

appena uscito da Studio la sera di venerdì 9, partendo da Roma con un giorno di anticipo rispetto al previsto.

Questo perchè, con l’avvicinarsi dell’evento, i piani logistici cambiavano in continuazione e a me la cosa interessava direttamente, dato che la coppia Ciaccia/ Verani si era presa carico di portare Peppina (o Alessandra, o Fata chiamatela come minchia volete, che c’ho ‘na donna tripolare) alla Tendata, evitandole lo sbattimento pendolare offerto dalle ferrovie in cambio di una ben più emozionante traversata in moto del nord Italia.

Questa ve la racconteranno loro, io vi racconto la mia storia di una via Flaminia semideserta al crepuscolo, di un caffè preso al banco di un bar in chiusura di fronte a una giovane barista di una bellezza semplice e disarmante. Della gioia raminga di attraversare al buio la campagna romana ricordandone il paesaggio per tutte le volte che ci sono passato di giorno, riconoscendo lo skyline degli abitati che delicatamente si stagliano contro il cielo che sempre più si rabbuia.

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Poetico, vero? Quasi romantico.

Ma tra vodka, caffè, gli occhi della barista, il tabacco e un bancomat sono passate le dieci, non ho mangiato un cazzo e lo stomaco protesta come un NO TAV avvelenato. La poesia è rinviata, decisamente.

Evito i ristoranti per strada che non promettono nulla di economico e punto direttamente al centro di Narni, dove trovo il Palio della città in pieno svolgimento.

In paese scambio due chiacchiere col tipo della rosticceria dove mangio al volo un pessimo calzone. Mi dice che gli abitanti di Narni ci tengono molto a questa storia del Palio, che le tre contrade si preparano tutto l’anno, che tutti sono orgogliosi di sfilare in costume storico, che il prete benedice cavalli e cavalieri, che ci girano intorno un botto di soldi. Mi avvicino un attimo al corteo di una delle contrade e vedo bei figlioli e figliole vestiti come Dante e Beatrice sfilare fieri e ieratici, credendoci sul serio, mentre qualcuno dalle ali della folla urla ripetutamente “bravi ragazzi!”.

Ma bravi de che?

Concludo la chiacchiera col tipo che, come tutti i commercianti italiani, comincia a lamentarsi della miopia dell’amministrazione, delle risorse non valorizzate, che è tutto un magna magna. Sono ormai stoico nel resistere a intavolare questo tipo di discussioni, ma nel dubbio vado via di corsa per evitare di farmi trascinare in un pippone socio-politico senza conclusione.

Anche se malamente, la panza è riempita e posso tornare alla mia poesia del ramingo, che da Terni in poi diventa il buio pesto della Valnerina in notturna. Mi fermerò a prendere un caffè nei posti trovati aperti lungo la strada, a scrutare l’umanità che li abita, ma più volte ancora mi fermerò a bordo strada per godermi il silenzio della notte, che da profano interrompo con il rombo del motore.

Tendata di Motociclismo All Travellers, Alberto BedeschiE’ mezzanotte quando imbocco la sterrata che porta alla Forca. I due temuti tornanti all’inizio della strada sono ancora abbastanza compatti e salgo senza grosse difficoltà. Solo un sentiero neanche troppo stretto sul fianco del pendio da attraversare, che porta dentro un boschetto molto sfizioso da attraversare in notturna. Quando arrivo sulla spianata ad aspettarmi trovo il Wizz e un fantastico giovanotto di 70anni, Alberto Bedeschi, che mi accoglie con grappa e biscotti, arrivato lì col suo Beta. E un bel focherello confortevole che ci sta tutto, vista la temperatura di due gradi e l’umidità che subito inzuppa il telo esterno della tenda che monto al volo.

Tendata di Motociclismo All Travellers Simone CannizzoTempo un paio d’ore e arriva il trio Ciaccia/Verani/Peppina: la mia consorte sull’Africa Twin di Mario, Paola su un Alp 200 rosso fiammante, portando con se del pentolame per l’amatriciana. Altro pentolame arriverà intorno alle quattro, annunciato dal ronzio spetazzante del cinquantino Rieju guidato da Simone Cannizzo, partito la mattina  presto da Milano, senza carte ne’ navigatore.  Il focherello ci tiene uniti fino a quando il sole sbuca dal monte Vettore, quando ci congediamo per un paio d’ore di sonno.

Tendata di Motociclismo All Travellers bivacco

L’aria del mattino a 1200 metri è di un bel freschetto che mitiga il sole caldo. Assumiamo dosi discrete di caffeina, mentre i tipi del MC Spoleto portano la legna e un gazebo che servirà come punto di riferimento per la serata.  Poi la discesa in paese, a S.Anatolia di Narco, a fare provviste e mangiare qualcosa. Lo facciamo in una trattoria, aggiungendo pezzi al tavolo man mano che altri commensali arrivano, fino a formare una T di Travellers (o di Tamarro, fate voi). Ciaccia scatta alcune “foto della vergogna”:si organizza un raduno randagio e selvaggio e poi si va a mangiare seduti in trattoria.

Dopo pranzo ci si divide: quelli della rivista ritornano su ad accogliere i partecipanti mentre io, Peppina e Alberto andiamo a comprare la carnazza. Sento una certa apprensione per la figuraccia che rischio di fare con Antonietta, non avendo portato il guanciale, ma sicuro di trovarlo lì. E infatti lo trovo allo spaccio, il guanciale. Ma ci trovo pure Antonietta, appena arrivata col suo vespino attrezzato con cassette da frutta in plastica e tenda 2″ attaccata lateralmente: sgamato in pieno e senza scusanti!

Alla Tendata di Motociclismo All Travellers c’è La Compagnia della Spinta

Mentre saliamo al campo faccio a lei e alla sua carovana qualche foto con l’actioncam (visto che Fuji ancora non mi ha ridato la fotocamera spedita in assistenza) e ci fermiamo per un po’ al temuto primo tornante della sterrata, ormai diventato insidioso per lo smottamento dovuto al passaggio di tante moto.

Io e Alberto partecipiamo alla “Compagnia della Spinta” e lì il settantenne a due ruote entra definitivamente nell’Olimpo dei miei miti: sta lì a spingere moto in salita, beccandosi polvere e breccole nelle gambe, nonostante una mano afflitta da una tendinite, con lo spirito di un ragazzino e divertendosi come un matto.

Tendata di Motociclismo All Travellers Alberto Sterrata

Stare su quel tornante si è rivelato illuminante anche per una questione più squisitamente motociclistica, dandomi modo di vedere che è solo una questione di manico e non importa che moto si abbia nell’ affrontare una sterrata insidiosa: ho visto gente salire disinvolta con moto da strada e altri rimanere piantati con KTM 990 o Gs 1200, altri che con le stesse moto facevano esattamente l’opposto. In fondo la differenza la fa l’attitudine mentale: uno col Varadero si piantò malamente, addirittura cadendo. Con gambe tremanti volle essere aiutato per ritornare indietro verso la strada. Rispuntò cinque minuti dopo e salì senza incertezze e senza aiuto da nessuno, sfoggiando una calma quasi zen.  

Stessa moto, stesso pilota. Ma con la determinazione e la calma necessarie e sufficienti alla situazione. La prova definitiva di tutto questo è stato veder salire Danilka Livieri con una vespetta degli anni ’70 carica come un mulo, da  solo e senza intoppi.

Tendata di Motociclismo All Travellers Danilka Livieri

Penserete che le moto più pesanti da spingere siano state le grosse bicilindriche o le Harley. beh…. ‘sta minchia! Mi è toccato di spingere da solo il cinquantino di Ioan Stefan Bozintan, detto Fiftymaniac, che usa caricare sempre di tutto, gomme di scorta comprese, anche per spostarsi di 100km. Vedendo arrivare un cinquantino, nessuno della Compagnia s’è mosso tranne me, pensando ne bastasse uno solo. Bastai, ma smadonnai pure.

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Spingendo Fiftymaniac – foto Alessandra Reale

Arrivati alla Forca della Spina il paesaggio era completamente cambiato: dove prima c’era una spianata libera, ora giaceva un letto di moto e tende e una folla di gente vestita da Power Ranger, mentre a metà del versante sud della buca si allestiva la catasta per la pira.  Sotto il gazebo,  Antonietta tagliava a cubetti il guanciale per l’amatriciana da campo. Vagando per il campo incontro gli amici del Weekend da Lupi e quelli di Roma. L’incontro sicuramente più gradito è quello con Walterino Torroni, endurista di quelli tosti e appassionato alle storie di viaggio, quello che si prese la briga di ripulire il mio racconto sui forum dai commenti degli utenti dandomi una base pulita per tirare fuori il libro su Samarcanda.

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Con Walter Torroni e Ciro Imparato – foto Ciro Imparato

Era un anno che aspettavo di abbracciarlo di persona e sono contento sia avvenuto per caso e proprio lì.

Durante la serata vagheremo da un capannello all’altro, mantenendo come riferimento il fuoco grande, dove cuoceremo la carnazza che Alberto ha insistito per offrirci in omaggio al sogno di zingaritudine che ci portiamo dentro. Arriva vino da ogni direzione, ma la cosa più buona e sfiziosa è la grappa di melograno di Alessandro Bacci, che ha conservato l’ultima bottiglia per la serata. E che onoreremo fino all’ultima goccia, mentre Simone Monticelli produce scatti caravaggeschi del convivio intorno al fuoco.

Tendata di Motociclismo All Travellers fuoco monticelli

La serata scorre tranquilla e civile: i timori degli organizzatori di trovarsi di fronte a una banda di lanzichenecchi intamarriti si è rivelata infondata. Ciò che abbiamo davanti è invece un incontro tra gente appassionata di viaggi e moto di qualsiasi tipo e appartenenti a ogni fascia d’età: dai cinquantini alle Goldwing, passando per enduro stradali e Harley c’è veramente di tutto. Chi pensava che agli italiani queste cose non piacessero ha dovuto decisamente ricredersi. A detta di molti sembra di stare a un Elefantetreffen educato e senza neve. Forse il nome della rivista ha fatto tanto, ma  mi è sembrato che ci fosse un sacco di gente che non aspettava altro che il segnale di qualcuno per tirar fuori la tenda dallo sgabuzzino e accamparsi allo stato brado insieme ad altri. Qualcuno si è anche preso di coraggio facendo tutto questo per la prima volta. Forse il successo della serata è dovuto anche all’organizzazione non invadente: vi diamo un fuoco e l’acqua, poi siate educati e civili, ché il rispetto è un bene comune come l’ambiente.

E ha funzionato alla grande.

Si va tutti progressivamente a nanna dopo il GeoQuiz condotto da Ciaccia in versione Pippobbaudo.

Molti vanno via all’alba, facendomi trovare il campo quasi deserto al mio risveglio.
Sferzati dal vento e scaldati dal sole ancora un’ultima volta, il nostro fornelletto diventa il bar per i più lenti ad andar via. Scendiamo in paese per un ultimo caffè prima di dividerci: Peppina con i milanesi in direzione nord, io verso sud insieme a Fabio Ciorba, Mario Amato e Luigi “il Servaggio” Salvatori che propone una sterrata lungo il fiume Nera.

Baci, abbracci e ringraziamenti e via, in cerca di un sentiero che non troviamo subito. Farsi questa quindicina di km su una sterrata tra gli alberi lungo un fiume è il modo più indolore per lasciare il campo. Ritorniamo su strada dalle parti di Ferentillo e salutiamo il Servaggio alle porte di Rieti.

Tendata di Motociclismo All Travellers sterrata ritorno

Io e Fabio ci dirigiamo all’ospedale della città, insieme a Mario e al Wizz, per far visita a Stefano Pettinari, rimpatriato dall’Ucraina con una gamba e un braccio rotto per un incidente contro un camion sulla strada per Samarcanda. La sua pellaccia è stata tosta, ma ancora di più lo è l’umore, forse per la consapevolezza della botta di culo avuta. Il video dell’incidente ripreso con l’actioncam ci fa quasi ammutolire: la soggettiva in avvicinamento delle ruote fumanti di un TIR fanno una certa impressione.

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Con Fabio e Mario da Stefano. Foto Alessandro Wizz

Rimaniamo solo io e Fabio a percorrere l’autostrada, salutandoci sulla bretella di Roma Nord. Arrivo a casa col sole ancora alto e un discreto magone addosso, contento di avere una casa ma consapevole e voglioso di poterne fare a meno per un bel po’. Sul social network iniziano a fioccare le prime foto dei partecipanti entusiasti, facendo salire ancora di più il magone. Con gli avambracci doloranti per i due giorni di fuoristrada leggero, a cui non sono abituato, vado a stendermi per un attimo che durerà tredici ore di sogni confusi di mappe, coordinate GPS e scoppiati su due ruote.

E un enorme pentolone di sugo all’amatriciana che ribolle circondato da facce sorridenti.

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