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Weekend da Lupi non è un film horror, al di là del nome. Ma ve la dico dall’inizio.

Succede che uno, girando tra i social network e i forum, si ritrovi interagire con i membri di un gruppo facebook chiamato Motoviaggiatore, dove bazzicano svariati personaggi accomunati dalla passione riassunta dal titolo della pagina. Secondo alcuni, la pagina in questione è un vero generatore di scimmie sulla schiena, visto il numero e il tipo di foto e link che vengono postati: due ruote nel deserto, tra le foreste, fango, polvere, tende al tramonto, steppe desolate, ponti crollati e così via: tutto quello per cui appena possibile, sputtaniamo i capitali risparmiati in un anno. Il nome del gruppo viene direttamente dal blog di Leonardo Scudella, motoviaggiatore.net, fondatore del gruppo e appassionato viaggiatore. Ma non è di lui che parliamo oggi, bensì di un altro personaggio che all’anagrafe è registrato come Luca Verrengia. Nella community dei viaggiatori si ostina però a farsi chiamare con l’alquanto equivoco nick Lupo Fifì.weekend-da-lupi-lupo-fifi

Ora, passi per Lupo che fa molto biker cazzuto. Ma ‘stu Fifì proprio non c’entra ‘na mazza e a nulla serve che lo prendiamo per il culo praticamente tutti. A lui piace proprio, e ne va così orgoglioso che se l’è pure cucito sul giubbotto. In onore alla prima parte del suo nick, Fifì(madò… ma ti puoi far chiamare Fifì?) è animale sociale e socievole per eccellenza, compagnone e caciarone. Tanto che a  un certo punto si è messo a organizzare ‘sta cosa che si chiama

Weekend da Lupi, in pratica una riunione di motoviaggiatori

in un posto dove sia possibile accamparsi e/o pernottare in camerata, perso in mezzo alla natura e con un po’ di bella strada da fare per essere raggiunto. Con la scusa de beve e de magnà si parla di viaggi, esperienze e progetti futuri. Ci si scambia opinioni e consigli. E si cazzeggia a certi livelli. E soprattutto lo si fa dal vivo con un bicchiere in mano, non davanti allo schermo di un PC.

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Il primo Weekend da Lupi a cui andai, insieme ad Alessandra, fu a Settembre, a Badia di Moscheta. Due giorni prima ebbi uno stupido incidente in moto in cui mi ruppi un ossicino della mano, che mi fu steccata il giorno dopo. Impossibilitato a guidare, comunicai a tutto il gruppo(non conoscevo nessuno  di persona) che non ci saremmo andati. Non ci fu verso: pur non volendo noi rompere le palle a nessuno, Lupo letteralmente ci obbligò ad accettare uno strappo. Vennero a prenderci Lui e William alla stazione di Foligno e ci portarono con loro a destinazione. E fu una serata bellissima dove conobbi un sacco di gente interessante.
La replica stavolta era sull‘Alpe della Luna, in Toscana. E, per contrappasso, fui io stavolta a portare con me qualcuno rimasto appiedato: Roberto che, un paio di giorni prima, rimase senza pompa della Benzina sulla sua ninja 250.

L’appuntamento era per le 11.00 di sabato al benzinaio di Corso Francia con Mario  e Fabio. Pur alzandomi alle 7.00 riesco a fare un ritardo boia. La tenda di Alessandra era a Milano con lei, quella della ex che stava sempre in garage non c’era più. Vafanculu i fimmini e le loro tende: passo da Decathlon e compro la mia, checcazzo!

L’armata Brancaleone, finalmente riunita sotto un sole che pare giugno, riesce a partire intorno alle 12 e qualcosa. Destinazione Weekend da Lupi.

Avevo fatto anche una traccia in GPX, distribuita agli altri due scoppiati, che si sono ben guardati dal copiarla sui loro dispositivi. Anche perché era inutile: Flaminia dritto a ‘sta punta almeno fino a Civita Castellana. Facciamo una sosta pranzo in una piccola norcineria dove una volta mi fermai con Alessandra. Rimaniamo sbalorditi per il prezzo: con 5 euro a testa abbiamo scrofato panini, assaggi di coppa, formaggi, torta, caffè, birre e acqua. Il mio senso d’orientamento sarà pure pessimo, ma il mio stomaco guida benissimo e si ricorda pure!
Lì incontriamo Ronny, che pare uscito dal catalogo Touratech, e decidiamo di aspettare gli altri sabini per fare carovana insieme. Arriveremo al rifugio giusto in tempo per il tramonto, dopo aver percorso una divertentissima sterrata tra i boschi, mentre Roberto, da bravo pilota non abituato a fare il passeggero, urla come se fosse in Blair Witch Project. Mi maledice per la mia velocità costante: 60 sulla statale, 60 sulla mulattiera. Questi ggiovani non sanno soffrire! L’ultimo ad arrivare è il Wizz e montiamo le nostre tende praticamente in contemporanea.

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Come previsto l’atmosfera è amichevole e ruspante, si rincontrano vecchie conoscenze e si vedono live i contatti telematici. Con Stefano discutiamo del suo prossimo viaggio a Samarcanda, Con Rosario parliamo di Sud America, del ritornare in posti già visti e del suo prossimo viaggio in Africa. Conosco finalmente Tiziana, che ha iniziato a guidare la moto dopo i cinquant’anni e che, tanto per cominciare, s’è sparata una gita in Kazakhstan insieme al marito. Così, per capire come si fa.
Rimaniamo in pochi a chiacchierare davanti all’enorme camino, tra cazzate e storie di viaggio. Sono l’ultimo ad andare a nanna, dopo aver fatto qualche foto su cavalletto, approfittando della luna piena. Lupo Fifì, invece, approfittava delle mie sigarette mentre cercavo di inquadrare le scene  in un monitor da 3″ maledettamente al buio.

La tenda nuova non è niente male e il materasso da 15 pompate ci sta a pennello.

Tardo ad addormentarmi, tanti sono i pensieri: la Donna? la Famiglia? Problemi sul lavoro?
No. Ho negli occhi l’immagine di Mario Ciaccia che, da fanatico campeggiatore delle nevi, mi denigra il materassino gonfiabile, di cui vado orgogliosissimo, la sera stessa che ci conosciamo. Lui sa bene che l’aria, da sola, non isola. Lo dovrei sapere anch’io, che m’hanno regalato una laurea in Architettura qualche anno fa. Ma la mia buona fede nella clemenza della natura mi fa fare queste cappellate e patire il freddo, mentre tutt’intorno sembra di stare in una segheria per quanto russano.

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Perdo i sensi poco prima dell’alba, mi svegliano i falegnami di cui sopra mentre smontano le loro tende, allegri e riposati. Il caffè è poco e non basta a svegliarmi sul serio.

Partiamo per un giro verso il monte Nerone, nelle Marche, guidati da Lupo.

Attraversiamo paesaggi dall’italica spettacolarità. L’ultima neve, pigra e ancora senza voglia di sciogliersi, ci saluta dai bordi della strada che porta in cima, dove diamo fondo alle scorte e scattiamo le foto di rito. Poi l’ultimo saluto in un bar prima di dividerci e andare a gruppi ognuno verso casa. Non prima di aver ascoltato le storie di Lupo ed Ermanno riguardo al loro recente viaggio in Sudamerica. Storie di coccodrilli, fango e polvere e due italici scoppiati in moto. Siamo tutti diversi, fuori da questo contesto: dal grillino all’anarchico, al nostalgico del Duce, ci siamo tutti in quest’allegra brigata. Ma c’è una passione che ci accomuna ed è il tramite per cui persone così agli antipodi riescono a comunicare e tornare a casa con un pezzetto d’idea in più.

C’è una vecchia storia, diffusa in varie versioni nei vari stati del centro Europa, che parla di un pellegrino che arriva in un villaggio con un pentolone e una pietra. Giunto al centro del villaggio, si fa portare dell’acqua, accende un fuoco e mette la pietra a bollire. La gente, incuriosita, si avvicina chiedendogli cosa stia facendo.

Preparo la più buona zuppa che abbiate mai mangiato. E tutto grazie alla mia pietra magica!
Gli astanti si incuriosirono ancora di più, visto che a parlare alle panze si fa sempre centro.

” …Però manca un po’ di sale. nessuno ha un pizzico di sale da aggiungere?” E qualcuno portò il sale che aveva a casa.

Molto meglio. Ma una buona zuppa ha bisogno di patate e di un po’ di verdure.” In molti si mobilitarono, tornando chi con due patate, chi col sedano, un pomodoro, tre carote. Una cipolla. Dei fagioli.

Ecco, adesso ci siamo. Manca solo un po’ di carne. Con la carne sarà perfetta.” Manco a dirlo, qualcuno arrivò di corsa con una gallina fresca di sgozzo. E mentre il brodo cuoceva, l’odore si diffondeva nell’aria, radunando tutto il villaggio intorno alla pentola con dentro la pietra magica.

Quella sera gli abitanti del villaggio mangiarono davvero la zuppa più buona della loro vita. La mangiarono tutti insieme, stupendosi della sua bontà e ringraziando lo straniero e la sua pietra magica che tanto gusto aveva dato a una pietanza così semplice.

Ecco. il pellegrino in questione, stavolta, è Lupo Fifì.

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Storie da Fifì: come scappai co la moto dallo coccotrillo in sudamerica!

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